Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise

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Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise interessa tre province (L’Aquila, Frosinone e Isernia) e ventidue comuni, su un’estensione di 50.000 ettari a cui bisogna aggiungere 80.000 della fascia di protezione esterna. All’interno, comprende 150 percorsi ecoturistici, centri visita, rifugi, musei naturalistici e strutture logistiche. Numerosi sono i rilievi montuosi che superano i 2000 metri a cui si affiancano costoni tondeggianti intensamente boscosi, zone alpestri, pendici digradanti, ghiacciai, grotte, forre e doline, alle quali si può accedere con l’aiuto di guide di montagna, accompagnatori e cooperative ecoturistiche. Nel parco sono tutelate circa 2.000 specie di piante superiori, 60 specie di mammiferi, 230 specie di uccelli e 40 tra rettili, anfibi e pesci. II clima decisamente montano rende il Parco adatto ad una visita in ogni stagione, dallo scenario delle vette innevate in pieno inverno, alle valli fiorite in primavera, al fresco delle praterie e dei sentieri estivi, vero paradiso per gli amanti del trekking e della mountain-bike, fino ai suggestivi scorci autunnali quando il bosco e la macchia si coprono di intensi colori. Il Parco comprende inoltre centri storici di grande interesse artistico e turistico come Pescasseroli, Scanno, Opi, Civitella Alfedena e Villetta Barrea.

La storia. Risale al 1917 la prima proposta, su iniziativa privata (la Federazione Pro-Montibus et Silvis di Bologna), per la creazione della prima prima area protetta in Italia, sull’Appennino abruzzese. Qualche decennio prima, il Re Vittorio Emanuele aveva creato in quest’area una riserva di caccia, per evitare lo sterminio incombente e l’estinzione di importanti ed uniche specie selvatiche, tra cui in particolare l’orso marsicano, il lupo appenninico, il camoscio d’Abruzzo e l’aquila reale, che in passato avevano abitato un’areale molto pi vasto, che comprendeva quasi l’intero Appennino, ma il degrado degli habitat, procurato dall’eccessivo disboscamento e dalla diffusa antropizzazione, nonch la caccia indiscriminata, li aveva relegati nei luoghi pi remoti e selvaggi.
Il 2 ottobre 1921, nel comune di Opi, uno dei più suggestivi del territorio, la federazione, guidata dall’illustre zoologo professor Alessandro Ghigi e dal botanico professor Romualdo Pirotta, lo istituì, affittando dal comune stesso 500 ettari della Costa Camosciara, nucleo iniziale del Parco, situato nell’alta Val Fondillo, divenuta successivamente una delle valli pi famose e frequentate.
Il 25 novembre 1921 ci fu la cerimonia inaugurale e per acclamazione fu costituito l’Ente Autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo. L’11 settembre del 1922, venne aggiunta un’area di 12.000 ettari e una zona marginale di 40.000 ettari di Protezione Esterna, divenne Parco Nazionale. L’11 gennaio 1923 lo Stato italiano ne riconobbe ufficialmente l’istituzione.

Caratteristiche geologiche. Le montagne del Parco si sono formate tra 170 e 30 milioni di anni fa, vale a dire nel periodo tra il Mesozoico ed il Terziario antico. La caratteristica geologica principale del Parco risiede nel fatto che sono presenti vari tipi di sedimentazione. I fondali di antichi mari sono oggi dorsali e valli accattivanti che in un susseguirsi di quinte parallele scoprono angoli e ambienti meravigliosi e diversi, tra cui ghiacciai, grotte, doline e forre.

Flora. La flora del Parco annovera circa 2.000 specie di piante superiori, oltre a muschi, licheni, alghe e funghi.
Le praterie di altitudine, che insieme a prati e radure ricoprono oltre il 30% della superficie complessiva del Parco, sono tipiche della parte superiore delle montagne e occupano creste e sommità intorno ai 1.900-2.000 metri di quota. Qui la vegetazione  composta prevalentemente da diverse specie di Graminacee e Ciperacee, alle quali si accompagnano nella bella stagione molti fiori, fra genziane, genzianelle, primule, ciclamini, viole, anemoni, gigli, sassifraghe, ranuncoli, asperule, dentarie, ofridi, ellebori, epatiche e orchidee.
Tra le peculiarità flogistiche, vi sono la genziana maggiore (Gentiana lutea), genziana appenninica (Gentiana dinarica), l’orchidea scarpetta di Venere o pianella della Madonna (Cypripedium calceolus), che fiorisce negli angoli pi nascosti, tra maggio e giugno; il giglio rosso (Lilium bulbiferum croceum), proprio di pendii assolati e asciutti; il giglio martagone (Lilium martagon), presente nelle faggete meno fitte, l’aquilegia (Aquilegia ottonis), abbondante nei pascoli e nei terreni incolti; (Iris marsica), un endemismo del parco, che cresce solo in alcune località e fiorisce tra maggio e giugno.

I Boschi. I terreni boscati si estendono su oltre 29.000 ha, pari alcirca il 60% della superficie del Parco. La forma di governo prevalente  quella ad alto fusto. I cedui, dove ancora presenti, sono in fase di conversione naturale verso l’alto fusto.
Le faggete occupano più del 60% dell’intera superficie del Parco, dando vita a un paesaggio ricco di colori che variano al trascorrere delle stagioni. Si tratta di boschi mesofili dominati dal faggio (Fagus sylvatica), con sporadica presenza di altre latifoglie mesofile (acero montano, acero riccio, acero campestre, frassino maggiore, tigli, carpino bianco, ciliegio). Sono inoltre presenti, a volte anche in maniera abbondante, il tasso e l’agrifoglio. Sui terreni argillosi al faggio si associa il cerro (Quercus cerris). Al limite superiore si rinviene il sorbo degli uccellatori, il ginepro nano, il pino mugo e il ramno alpino. Al limite inferiore o nei tratti caratterizzati da una minore fertilità, il faggio entra in contatto con le latifoglie submediterranee (carpino nero, acero opalo, orniello, roverella).
-Gli orno-ostrieti, formazioni dominate dal carpino nero (Ostrya carpinifolia) e orniello (Fraxinus ornus) sono presenti per il 5% della superficie forestale.
-Seguono, con estensioni minori, i boschi misti, i cerreti, i boschi submediterranei nelle varie connotazioni compositive, i boschi di carpino bianco, di pioppo tremulo e le formazioni riparali, popolamenti di conifere, naturali ed artificiali. Tra le peculiarità del parco, vi è inoltre una piccola stazione di betulle (Betula pendula), nella localitˆ Coppo Oscuro, nei pressi di Barrea, testimonianza della vegetazione fredda un tempo predominante sull’Appennino.
-Infine gli arbusteti, che occupano l’1% della superficie forestale, lungo il limite superiore della foresta, tra i quali si incontrano il ginepro nano (Juniperus communis nana), di forma prostrata, e relitti della brughiera nordica come il mirtillo (Vaccinium myrtillus) e l’uva ursina (ArctostaphyIos uva-ursi).

Fauna. Oggi il Parco ospita una grande varietà di animali che un tempo occupavano un areale assai pi esteso nell’Appennino: 60 specie di mammiferi, 300 di uccelli, 40 di rettili, anfibi e pesci, e moltissime specie di insetti, comprendenti importanti endemismi. é stato il primo Parco nazionale europeo, e uno dei primi al mondo, a disciplinare e controllare, oltrechè sviluppare, anche la ricerca e la raccolta entomologica. Tra gli insetti pi importanti presenti vi sono molti coleotteri, fra cui la cicindela campestre (Cicindela campestris), il brachino crepitante o bombardiere (Brachinus crepitans), il carabo cavernoso (Carabus cavernosus variolatus), la cetonia dorata (Cetonia aurata), l’afodio (Aphodius fimetarius) e lo scarabeo rinoceronte (Oryctes nasicornis).

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Contatti

Isernia(IS)

0863 91131

http://www.parcoabruzzo.it/

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