Cicerchia

La cicerchia (Lathyrus sativus) è un legume poco conosciuto prodotto nelle Marche, in Molise e in Abruzzo, provincie dalle quali deriva una produzione di altissima qualità biologica. In greco lathiros, in latino cicerula, la cicerchia, proveniente dal Medio Oriente è una leguminosa che nasce da una pianta erbacea a ciclo annuale, molto simile a quella dei ceci. Durante il Rinascimento era molto diffusa e faceva parte anche della dieta dei ricchi, visto che viene citata anche in importanti testi gastronomici. In tempi più recenti divenne il mangiare dei contadini che la coltivavano anche su terreni poveri e in condizioni difficili, vista la resistenza alla siccità e alle basse temperature.
La cicerchia contiene un principio amaro (latirina) più indigesto per l’uomo di quello dei lupini, da qui la necessità di macerazione in acqua salata e bollitura accurata.
L’acqua di ammollo va, quindi, eliminata poiché contiene una sostanza tossica resistente alla cottura (la beta-N-ossalilammino-L-alanina) che può dare problemi al sistema nervoso e può portare alla paralisi degli arti inferiori
Solo alla fine dell’Ottocento si riuscì, grazie ad alcuni medici napoletani, a collegare i casi di paralisi abbastanza frequenti tra i contadini abruzzesi, con il consumo eccessivo di cicerchie. La patologia venne chiamata latirismo da lathyrus, nome latino della cicerchia.
Nonostante questo è ricca di proteine ed amidi, vitamina B1, B2, e PP, molto calcio, fosforo, fibre alimentari la cicerchia viene consigliata in oligoterapia nutrizionale, nei disturbi della memoria, di affaticamento cerebrale, negli studenti e negli anziani.

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