Acqua di fiori di arancio amaro

L’acqua di fiori d’arancio è un’essenza profumata originaria della stretta Vallebona. Lungo questa stretta valle ligure vicino al confine francese, erano coltivati aranceti, in particolare di arancio amaro (Citrus x aurantium), ed erbe aromatiche. Grazie al clima particolarmente favorevole e all’ottima esposizione, la coltivazione e raccolta dei fiori di arancio da distillare divennero la base dell’economia della valle.
L’acqua di fiori d’arancio amaro era usata anche per bagnare le bugie, un dolce tipico, e per il suo effetto curativo, per lenire il mal di pancia dei bambini.
Durante la raccolta, che avviene in maggio e durava una ventina di giorni, i raccoglitori arrivavano anche dalle vallate vicine e dalla costa. Iniziava di primo mattino, per cogliere i fiori appena aperti, più umidi, che venivano deposti su teli di stoffa per farli asciugare delicatamente ed essere poi portati a distillare prima che facesse troppo caldo.Dagli anni Cinquanta circa, per˜, la raccolta dei fiori non è stata più remunerativa e l’arte della distillazione  stata sempre pi messa in crisi dall’industria chimica, capace di ottenere aromi ed essenze artificiali a prezzi bassissimi, cos“ la tradizione si  man mano perduta. Gli aranci, non più curati, sono stati decimati da tre gelate storiche: quella del ’69, del e ’70 e poi quella dell’85, che ha definitivamente bruciato i pochi alberi rimasti.
Nel 2004 Pietro Gugliemi, erede della famiglia fondatrice di una delle distillerie storiche, aperta nel 1856 e chiusa all’inizio degli anni ’60, ha deciso di riproporne la produzione, insieme ad altri oli ed essenze, reimpiantando oltre 150 piante di arancio amaro. L’estrazione dell’acqua, che non avviene pi in alambicchi di rame, ma in corrente di vapore,  ancora molto limitata ma promettente, e molto apprezzata localmente per la pasticceria casalinga. In seguito, l’acqua di fiori di arancio amaro  diventato Presidio Slow Food, protetto dalla Fondazione Carige Ð Progetto Mare Terra di Liguria, con l’obiettivo far tornare le coltivazioni di arancio amaro sui terrazzamenti di Vallebona, coinvolgendo i contadini del territorio. Di acqua di fiori si ottengono circa due litri ogni chilogrammo di fiori distillato.

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